- gli
elementi in grado di produrre valore per il visitatore del sito
- le
funzionalità tipiche dei siti di organizzazioni culturali.
Il
valore per il "visitatore" è stato articolato in
quattro aspetti:
- essere
informato
- poter
agire
- farsi
sentire
- essere
coinvolto "emozionalmente"
Lutente principalmente vuole essere informato, vuole poter
agire (ricercare, scaricare, personalizzare, acquistare), vuole
farsi sentire (esprimere opinioni, partecipare alla vita dellente)
e vuole farsi coinvolgere "emozionalmente".
A diverse
aspettative corrispondono diversi livelli di coinvolgimento con
lorganizzazione e con i suoi "prodotti". Nel caso
specifico il visitatore occasionale potrà essere più
facilmente interessato ad avere informazioni sugli spettacoli, sugli
orari, su un eventuale servizio di biglietteria on-line. Un pubblico
di appassionati vicini allorganizzazione vorrà presumibilmente
poter dialogare, ricevere una newsletter, discutere in una mailing-list
o ricevere informazioni sulle modalità di membership.
Trasversalmente
ai diversi livelli di utilizzo del sito esiste una modalità
ricorrente che è quella del consumo. La fruizione è
prevalentemente orientata al consumo: di informazioni, di servizi,
di immagini e di suoni. A questa modalità si contrappone
quella del contribuire, dello scambiare. Dallindagine è
emerso con forza che questa modalità è del tutto marginale
(sia in Italia che negli USA).
Una
delle cause risiede nella debolezza dellofferta.
Quasi
tutti i siti hanno fatto registrare dei punteggi bassissimi nella
capacità di permettere al visitatore di "farsi sentire",
che è di fatto lambito in cui si sostanzia la possibilità
di "scambiare" effettivamente conoscenza tra i soggetti
della transazione, di creare un cortocircuito nel processo della
comunicazione che è principalmente unidirezionale e si rifà
ad un "modello di trasmissione" lineare e semplificato.
Il fruitore che riceve il messaggio è preso in considerazione
(quando è preso in considerazione) solo nella misura in cui
si formula un giudizio sulla correttezza della ricezione del messaggio.
Il feedback (quando esiste), limitato a giudicare lesattezza
della ricezione, si risolve in indicatori di performance (contatti,
biglietti venduti on-line, adesioni alla newsletter) che spesso
aggiungono poco alla comprensione reale di chi sta davanti al monitor.
Il
fatto che dalla ricerca emerga che la funzione che i siti esplicano
meglio è quella di "informare" (mentre sono lacunosi
nel far agire, nel dar voce, nel coinvolgere emotivamente) comporta
due tipi di implicazioni. Una di carattere più operativo
è che il sito è visto come una brochure interattiva,
un sostituto digitale più economico e probabilmente più
efficace del supporto cartaceo. Laltra è che i siti
sono progettati e realizzati dal punto di vista dellorganizzazione
e non del fruitore.
Poco
si sa sul livello di conoscenza (culturale e tecnologico) di chi
naviga. Unindagine negli Stati Uniti ha rilevato, sorprendentemente,
che il target principale di chi acquista biglietti di spettacoli
on-line sono le donne tra i 50 e i 55 anni. Pubblico che, a causa
di un gap generazionale, ha minore dimestichezza con il mezzo e
le modalità di navigazione e chi quindi molto spesso rimane
scoraggiato e frustrato da procedure lunghe e complicate nellacquisto
dei biglietti.
Il
problema della scarsa o inesistente conoscenza dei propri utenti
sul web è valido, secondo me, anche per lambito dei
musei. Sono pochi e difficili i tentativi di dare "un volto"
a chi naviga. Le statistiche infatti, anche le più sofisticate,
permettono di ricostruire percorsi di navigazione, le parti del
sito più visitate, i servizi più utilizzati, la provenienza
geografica degli utenti, ma nulla a proposito del loro profilo.
E
tuttavia possibile, qualora il sito riesca a dialogare con i propri
utenti, ottenere un feed back utilissimo per avere una fotografia
del proprio pubblico "virtuale", per conoscere le reali
esigenze e verificare se le aspettative vengono o meno soddisfatte.
Esemplare è il caso di Scienza on-line (si veda a proposito
lintervento di Alessandra Sperduti e Elisabetta Falchetti)
in cui da un servizio di consulenza on-line "esperti online"
si è riusciti a monitorare le conoscenze, l'atteggiamento
e le richieste dei cittadini nei confronti della scienza.
Lultimo
spunto di riflessione è che le organizzazioni artistiche,
paradossalmente, non sfruttano le potenzialità del loro contenuto
(fatto di prodotti ed esperienze artistiche) al fine di coinvolgere
"emozionalmente" gli utenti. La multimedialità
raramente riesce a diventare elemento cognitivo, integrarsi con
la navigazione, farsi essa stessa narrazione.
La
storia professionale di gruppi e istituzioni, il percorso umano
e artistico dei protagonisti potrebbero trovare su Internet unoccasione
in più per "rappresentare" oltre che per presentare,
trasformare in seduzione, complicità e gioco, quello che
è solo un percorso guidato di testi, immagini e suoni.
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